Caprarica 2042: il pane sotto la neve

Il primo verbo della meridionalità dovrebbe essere l’umiltà, quello della salentinità (permettetemi il termine) dovrebbe essere solo questo: rimbocchiamoci le manicheAbbiamo davanti una brutta gatta da pelare: la nostra provincia. La nostra provincia con tutte le sue cose sane ed autentiche (credetemi, ne sono rimaste) ma anche col suo corpus discontinuo, complesso. Il nostro compito è identificare, è essere chiari. Tutti noi, per dirla con Tommaso Fiore, abbiamo una responsabilità storica precisa: non tradire e operare.

Antonio Verri, da “Il pane sotto la neve”

Caprarica 2042: il pane sotto la neve

Il parco dei carrubi, i cui semi,i carati, sono diventati l’unità di misura di alcuni metalli preziosi; la serra di Caprarica, da cui si vede il mare e quando il cielo è limpido le montagne dell’Albania e il grande patrimonio letterario e poetico del caprarese Antonio Verri che ha sintetizzato già vent’anni fa quello che oggi Rigenera vuole fare: “il nostro compito è identificare, è essere chiari. Tutti noi, per dirla con Tommaso Fiore, abbiamo una responsabilità storica precisa: non tradire e operare.”

Ecco che appare chiaro il cammino che porterà al 2042 l’Unione delle Terre di Acaya e Roca ed ha inizio con il recupero delle forme desuete di bellezza, intesa non come semplice gusto del bello ma come genuinità. Questo non significa fare spazio, come purtroppo spesso è accaduto negli anni 70 e 80 nel nostro territorio con l’abbattimento di edifici storici, ma dare senso.

La passeggiata rigenerativa dei nostri innovatori di comunità ha fatto tappa nel centro storico di Caprarica alla scoperta del Palazzo dei Baroni Rossi in piazza Vittoria, dei due frantoi ipogei in Via Matteotti passando per Via Santa Maria, dove sorge la vecchia sede comunale, immobile storico ormai abbandonato per giungere in Via Roma e via IV novembre, dove sono ubicate delle abitazioni di un certo prestigio architettonico di possidenti locali. In villa invece si è immaginata la possibile rigenerazione che potrebbe interessare l’edificio dell’ex Scuola media di proprietà comunale ora inutilizzato e la Chiesa del Crocefisso privata e in pericolo di crollo.

Nel pomeriggio tanti cittadini hanno preso parte ai tavoli di progettazione partecipata guidati dall’ing. Francesco Murrone e preceduti dagli illuminanti interventi degli architetti Francesco Nigro e Maria Cristina Petralla impreziositi dalle riflessioni del Presidente dell’ordine degli architetti, arch. Rocco De Matteis.

L’ultimo degli incontri partecipati consegna ad amministratori, innovatori e cittadini delle linee guida a cui ispirarsi: non ci deve essere per forza contrapposizione tra uso e qualità del paesaggio, se il comportamento individuale e collettivo sono guidati dalla sostenibilità; lo sviluppo da qui a 25 anni dovrebbe essere multifunzionale e multicolturale per tutelare l’ecologia del territorio; bisognerebbe promuovere una pianificazione alimentare che preveda produzione e consumo in loco dei frutti della terra; la custodia dei  paesi dell’Unione come luoghi dell’abitare sereno.

Un futuro sostenibile e un territorio intelligente è quello che si riconosce la responsabilità collettiva dei luoghi e ha come punto di partenza il recupero del rapporto poetico con esso.

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